Salario e rappresentatività, OB Italia: “Il minimo legale non serve, tutelare i contratti più applicati ed il pluralismo”
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Salario e rappresentatività, OB Italia: “Il minimo legale non serve, tutelare i contratti più applicati ed il pluralismo”

Mag 20, 2026

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L’analisi dell’organizzazione bilaterale, di cui la FESICA è parte sociale costituente, che colpirebbero solo il 2% dei lavoratori, e punta il dito contro la trappola dei rinnovi bloccati. La proposta: una banca dati pubblica per fermare i monopoli della rappresentanza

L’Italia non ha bisogno di un salario minimo stabilito per legge, ma di un quadro normativo che valorizzi i contratti collettivi più applicati e scardini i monopoli sindacali. È la posizione netta espressa da Ob Italia, l’organizzazione bilaterale italiana, nel suo ultimo studio su dinamiche salariali e rappresentanza, un’analisi che ridefinisce il delicato equilibrio tra il diritto alla giusta retribuzione – Art. 36 della Costituzione- e la libertà associativa -Art. 39 -.

L’organizzazione bilaterale parte dai dati reali del mercato del lavoro, dove la contrattazione collettiva copre ormai oltre il 95% dei lavoratori, sfiorando il 97% nel settore privato. “Il fenomeno del presunto dumping contrattuale legato ai contratti pirata è marginale, confinato ad appena il 2% dei lavoratori, pari a circa 350mila persone”, si legge nella nota dell’ufficio stampa di OB Italia.

“La vera emergenza salariale non deriva dalla pirateria, ma dall’indebolimento della forza contrattuale complessiva, schiacciata da una concorrenza distorsiva tra le stesse sigle sindacali e datoriali”.

Secondo lo studio, la caccia agli iscritti ha generato la trappola della “contrattazione bloccata”: le associazioni datoriali evitano di adeguare i salari e i sindacati rinunciano a disdire i vecchi accordi per paura che una sigla concorrente sia pronta a firmare al ribasso pur di sottrarre iscritti. Questa dinamica finisce per erodere i diritti e il potere d’acquisto reale dei lavoratori.

Per uscire da questo stallo, OB Italia propone di assumere i parametri economici dei contratti maggiormente applicati come riferimento normativo per tutelare le retribuzioni e i loro elementi costitutivi ex nunc. In questo modo, ferma restando l’autonomia delle parti nel definire la futura evoluzione dei diritti, si valorizza la funzione reale della contrattazione anziché il peso politico del soggetto che la firma, salvaguardando il pluralismo sindacale.

OB Italia lancia dunque un appello a politica ed istituzioni per rimuovere gli ostacoli tecnici e burocratici che falserebbero il sistema, a partire dall’assenza di codici specifici riferiti ai contratti nei modelli Unilav al momento dell’assunzione. L’obiettivo centrale diventa quindi il riconoscimento di una vera “cittadinanza digitale” per le relazioni industriali. “È necessario sottrarre la gestione dei contratti collettivi alle logiche privatistiche di mercato”, – conclude l’organizzazione -, “istituendo una Banca Dati Nazionale pubblica, gestita da un organo di rilievo costituzionale, capace di garantire trasparenza, legalità e certezza dei diritti a cascata su tutto il sistema produttivo”.