IA, l’allarme di Vivarelli sul rischio posti di lavoro: “Si sottovaluta il problema, senza regole i lavoratori verranno sostituiti”
“L’intelligenza artificiale e l’automazione stanno cambiando il mondo del lavoro a una velocità impressionante. Il problema non è la tecnologia in sé, ma il modo in cui viene utilizzata. Senza regole precise, il rischio concreto è quello di scaricare tutto il peso di questa trasformazione sui lavoratori”.
È quanto dichiara Marcello Vivarelli, segretario regionale abruzzese della Fesica e segretario regionale Confsal Abruzzo, che lancia un allarme sugli effetti sociali dell’intelligenza artificiale nei settori produttivi e nei servizi.
“Non si parla più soltanto di industria pesante o di catene automatizzate. Oggi software intelligenti, algoritmi e sistemi digitali stanno entrando nella logistica, negli uffici amministrativi, nella grande distribuzione, nella sanità, nei trasporti, nei call center e perfino nella pubblica amministrazione. In molti casi le aziende vedono queste tecnologie soprattutto come strumenti per ridurre personale e costi”.
Vivarelli richiama a tal proposito la vicenda della H3G di Sulmona, in provincia dell’Aquila, dove numerosi lavoratori si sono trovati davanti a ipotesi di trasferimento verso altre sedi e a una forte incertezza occupazionale.
“Quella vicenda ha mostrato quanto il lavoro sia diventato fragile. Quando un’azienda riorganizza, spesso il lavoratore resta completamente esposto, soprattutto nei territori dove alternative occupazionali quasi non esistono. Oggi il rischio è che l’intelligenza artificiale acceleri ulteriormente questi processi, rendendo più facile tagliare personale o svuotare interi comparti”.
Secondo il segretario della Fesica Confsal Abruzzo, serve invece una strategia completamente diversa.
“L’innovazione deve produrre benefici collettivi. Se aumenta la produttività, allora devono aumentare anche tutele, formazione e qualità della vita. Bisogna garantire percorsi seri di riqualificazione professionale, impedire che gli algoritmi diventino strumenti incontrollati di pressione sui dipendenti e aprire una discussione concreta sulla riduzione dell’orario di lavoro nei settori ad alta automazione”.
Per Vivarelli, la politica nazionale e regionale sta sottovalutando un problema destinato a incidere profondamente sul futuro occupazionale del Paese.
“Non possiamo aspettare che migliaia di lavoratori vengano sostituiti o impoveriti prima di intervenire. Serve subito un confronto tra istituzioni, imprese e sindacati per governare questa trasformazione. Il progresso tecnologico ha senso soltanto se migliora le condizioni delle persone e non se crea nuova precarietà sociale”, conclude.



