Decreto Lavoro, la Fesica lancia l’allarme: “La riforma del Cnel rischia di premiare i contratti pirata”
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Decreto Lavoro, la Fesica lancia l’allarme: “La riforma del Cnel rischia di premiare i contratti pirata”

Giu 15, 2026

Il Segretario Generale Bruno Mariani sposa la tesi di OB Italia in vista del voto del Senato: “Va premiata la qualità degli stipendi, non i numeri di chi applica tariffe al ribasso”

“Così come è configurata oggi, la riforma dell’archivio dei contratti rischia di trasformarsi in una sanatoria per i contratti pirata, penalizzando i lavoratori e le imprese virtuose che garantiscono stipendi dignitosi. Chiediamo al Senato un colpo di reni prima della scadenza del 29 giugno: si premi la qualità delle tutele e del lavoro, non la quantità del massimo ribasso”.

A dichiararlo è Bruno Mariani, Segretario generale del sindacato Fesica Confsal, che interviene nettamente dopo il voto di fiducia espresso dalla Camera dei Deputati sul Decreto Lavoro, sposando integralmente la posizione e la forte preoccupazione di OB Italia, organizzazione bilaterale italiana, contro le modalità con cui è stata strutturata la riforma dell’archivio nazionale dei contratti collettivi da parte del Cnel.

Il sindacato contesta la scelta del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro di catalogare e “pesare” i contratti nazionali basandosi esclusivamente su un criterio quantitativo, ovvero sui numeri di applicazione estratti dai flussi uniemens dell’Inps. Una decisione che spinge OB Italia e Fesica a parlare di “errore logico e strutturale”: l’istituzione di più sezioni dell’archivio non fondate sulla qualità del lavoro rischia infatti di creare solo una forte confusione tra gli operatori e un’arbitraria selezione dei contratti.

Questo meccanismo produce un paradosso inaccettabile sul mercato del lavoro. Da un lato, i contratti collettivi che registrano una più limitata applicazione numerica, ma che garantiscono ai lavoratori elevati standard di Trattamento Economico Complessivo (TEC), rischiano di essere ingiustamente screditati o declassati. Dall’altro, alcuni contratti “pirata” – che non offrono adeguate tutele e generano concorrenza sleale – ricevono una legittimazione ufficiale e l’inserimento nella sezione principale dell’archivio solo perché, sfruttando il basso costo del lavoro, registrano alti numeri di diffusione.

“Il Decreto Legge potrà effettivamente ordinare l’attuale giungla contrattuale solo se il Senato, nella delicata fase di conversione a Palazzo Madama in vista della scadenza del 29 giugno, avrà il coraggio di correggere la rotta”, prosegue il Segretario Generale della Fesica, rilanciando la tesi di OB Italia.

“La metrica dell’Archivio va ribaltata: la classificazione e il filtro d’ingresso dei contratti devono essere impostati sul valore reale del TEC e non sui meri numeri di applicazione. È il valore economico e normativo della tutela che deve qualificare il contratto come leader, non la quantità di adesioni raccolte al ribasso. Solo spostando il baricentro sul TEC si cambierà il bacino contrattuale di riferimento delle associazioni, svuotando di significato le sigle di comodo”.

Fesica e OB Italia chiedono pertanto un intervento urgente e un confronto immediato con il legislatore. L’obiettivo è istituire un archivio dei contratti collettivi che sia davvero unico, trasparente e pienamente accessibile anche alle Software House:” uno strumento digitale moderno che, mettendo al centro il principio del “salario giusto” calcolato sul TEC, offra parametri oggettivi e automatizzabili per azzerare le sperequazioni e difendere la reale democrazia nel mondo del lavoro”.